La Leadership Femminile: Elisa, i suoi fratelli e Simone Weil

08 Mar 2021 in Notizie

di Silvia Manduchi

Nel giorno Internazionale della Donna vogliamo ricordare il lavoro di Simone Weil (1909-1943) - filosofa e profonda conoscitrice del suo tempo - che può insegnarci molto sul nostro. Le daremo voce attraverso la favola dei 6 cigni dei fratelli Grimm, da lei analizzata in giovanissima età, per aprire una riflessione sulla leadership femminile.

Nella fiaba dei sei cigni, la protagonista Elisa ha 6 fratelli (altre versioni ne vedono 11 o 12) che, per un sortilegio della matrigna, si trasformano in cigni, mentre lei viene allontanata da casa. Per salvare i fratelli Elisa deve dedicare 6 anni ad intessere camicie di ortiche per ognuno di loro senza parlare. Accusata di stregoneria dal principe che l’ha accolta nella sua dimora, sta per essere condotta al rogo quando, sopraggiunti i cigni, lancia loro le camicie, sciogliendo così l’incantesimo.

Interessante chiedersi perché Simone Weil a soli 16 anni scelga di analizzare questa storia e in particolare il rapporto tra astensione e azione. Che cosa ci dice di lei e del suo lavoro? Per Weil, procedere come Elisa, seguendo un fine chiaro nell’intessere camicie, è un modo per focalizzare il lavoro e generare una grande forza. In questo consiste la virtù di Elisa. 

Ma cosa può raccontarci questa fiaba sulla leadership femminile?

La psicologa junghiana Clarissa Pinkola Estés, autrice del noto “Donne che corrono coi lupi”, analizza storie e fiabe per esplorare gli archetipi femminili come espressione della forza psichica della Donna Selvaggia.

Mi piacerebbe chiedere a Clarissa Pinkola Estés se vede un po’ di Donna Selvaggia anche in Elisa e nel suo procedere. In fondo anche Simone Weil nella sua analisi ci ha raccontato come il magico può “portare sul corpo una verità della nostra anima” e di come il dramma della storia passi tramite l’anima dell’eroina. Possiamo ispirarci al lavoro della Estés per reinterpretare la storia in chiave di leadership.

Questa fiaba narra di un problema complesso e di una soluzione che si dipana nel tempo. Il lavoro di Elisa, che accetta una sfida apparentemente impossibile, è inserito in un contesto familiare e sociale fatto di legami, loyalties, alleanze. La sua azione all’interno di questo sistema è volta a modificare lo status quo in nome di qualcosa che le sta fortemente a cuore. Il racconto non è dunque tanto focalizzato sulla crescita personale di Elisa, quanto sulla sua azione di leadership nel e per il sistema. 

Letta in modo sistemico, la fiaba ci può dire molto sulle sfide di leadership connesse alla questione di genere, non solo in quanto Elisa è donna e sembra portare un peso più grande di lei - questa è solo la punta dell’iceberg - ma poiché enfatizza l’azione volta a ottenere progresso rispetto ad un problema complesso, come può essere quello della leadership femminile.

Proviamo a guardare la fiaba con le lenti del framework della Leadership Adattiva, che guida il nostro lavoro con l’Adriano Olivetti Leadership Institute.

Un particolare di questa fiaba mi ha sempre colpito mentre la ascoltavo da bambina: quando Elisa viene accusata dal consigliere del principe di essere una strega, e per questo mandata al rogo, le guardie gettano nella cella con lei anche le camicie d’ortica e per umiliarla le dicono “porta con te le tue diavolerie”. Lei ne è estremamente felice ed è proprio questo gesto che le permette di salvare sé stessa e i fratelli, perché in cella continua a intessere le camicie che getterà loro andando al rogo. Solo alla vista dei cigni trasformati, il popolo, affluito a vederla andare al rogo, crede alle parole di Elisa, e così il principe. 

La fiaba fa ben emergere le fazioni coinvolte: il popolo, il re, i fratelli, il consigliere del re. Fino a quel momento il pregiudizio nei confronti di Elisa oscurava ai loro occhi le sue vere intenzioni.

Elisa svolge un compito inumano, intessere camicie d’ortica, ma è solo così che permette il ribaltamento del finale. Chi ci dice che le sfide della leadership femminile debbano essere facili o possano essere risolte solo con le quote rosa ci racconta una mezza verità: è necessario il duro lavoro per avanzare il cambiamento, ma prima ancora far emergere le sfide complesse, di adattamento. Per come intendiamo la leadership, tale lavoro è lo sforzo della diagnosi e dell’interpretazione, che precedono qualsiasi azione sul sistema.

Questo lavoro ci chiede di non arrenderci nel combattere stereotipi e pregiudizi e nel cercare alleati, anche laddove sembra improbabile trovarne. Soprattutto siamo chiamate e chiamati a guardare sotto le punte di iceberg, quelle realtà che non ci vanno a genio, ma che ci introducono alle sfide sottostanti e radicate. Si prenda ad esempio la recente notizia che 99 mila donne hanno perso il lavoro in Italia a dicembre 2020 su un totale di 101 mila persone. Che cosa ci dicono questi dati sulle condizioni sistemiche del lavoro femminile in Italia?

Un interessante ribaltamento di prospettiva offerto dalla leadership adattiva è quello dell’illusione del sistema che non funziona. Il sistema in realtà funziona benissimo e ciò che osserviamo, ciò di cui ci lamentiamo, ciò che vorremmo cambiare, non è che il prodotto del funzionamento del nostro sistema sociale per come si è evoluto finora. Sono le premesse che forse non reggono più, ed è a tali premesse che noi donne e uomini dovremmo volgere l’attenzione. Cercando di essere più fiduciose/i, proprio come Elisa, nel fatto che il lavoro di combattere i pregiudizi ci porterà da qualche parte.

Il lavoro di Elisa è accompagnato dall’astensione, dalla rinuncia, per un fine a lei chiaro ma non altrettanto evidente a tutte le altre fazioni (il principe, il consigliere, il popolo). Elisa ha un PUR forte, ovvero quel fuoco sacro che guida l’azione di leadership, e questo le basta per procedere e non rinunciare a far sentire la sua voce sul finale della storia.

L’azione di leadership è faticosa e richiede tempo perché, come racconta Stefano Zordan in un recente articolo, tocca la paura della perdita di tutte le fazioni coinvolte. Essa diventa però possibile se guidata da un “purpose”.

Elisa ha una condizione privilegiata verso la sfida, perché le sta a cuore (è l’unico modo di salvare i fratelli) e perché solo lei ha una visione d’insieme su di essa, a differenza del principe, con cui non può parlare, e dei fratelli, che assumono forma umana solo per un quarto d’ora al giorno. Elisa quindi è anche parte della soluzione al problema. Può sembrare che Elisa sia sola nel suo lavoro: in realtà la sua testimonianza tenace riesce a conquistarle alleati più o meno evidenti, il suo sforzo individuale innesca una reazione del sistema, che si esprime nel momento finale di ricongiungimento dell’azione verso un fine comune: combattere l’incantesimo, salvare i fratelli, far emergere la verità.

La buona notizia che possiamo trarre dalla fiaba è che, con il duro lavoro, potremo portare gli altri in una direzione alternativa rispetto a quella che ha guidato il sistema finora, rispetto allo status quo, verso l’evoluzione comune. E anche chi ha cercato di attaccarci, sedurci o distrarci dal nostro esercizio di leadership potrà rivelarsi un valido alleato e infine acquisire con noi nuova consapevolezza. Anche alcuni di coloro che portavano Elisa al rogo hanno inconsapevolmente favorito il suo esercizio di leadership, gettando le camicie nella cella. La brutta notizia è che questo lavoro non sarà facile e che, anzi, sarà talmente faticoso che non potremmo farlo da sole. 

Il ruolo dei fratelli che amano Elisa e la aiutano nel suo lavoro, pur nella loro condizione di cigni, cercandola, trasportandola in volo per il reame e giungendo nella sua cella per far emergere la verità, è fondamentale nella storia e ci ricorda quanto gli uomini a noi vicini possano essere i nostri primi alleati. 

Sono certa che la nostra società sia pronta, uomini e donne, a prendersi sulle spalle le sfide di genere, ma prima è necessario che queste sfide, che chiamiamo adattive - in quanto sulla loro risoluzione si basa l’avanzamento del sistema - siano rese visibili. Agire sulle sfide adattive deve poi avvenire al momento opportuno e deve coinvolgere gli attori che hanno posizioni forti rispetto la loro risoluzione. Agire significa portare alla coscienza comune le grandi sfide sistemiche, senza dimenticarci di risolvere i problemi più immediati con cui le donne si confrontano quotidianamente. 

Durante un progetto che stiamo conducendo con donne e uomini impegnati nel programma Road to 50 con l’Associazione Sistema Italia, il gruppo sta identificando le sfide di genere partendo da ciò che non li fa dormire la notte e che li riguarda nel quotidiano. Ad esempio: “la mia associazione non ascolta le voci femminili”, “le donne in posizione di autorità della mia organizzazione mi escludono”, “vorrei cambiare il linguaggio sessista durante gli allenamenti sportivi della mia squadra”, o ancora “in famiglia nessuno percepisce la mia difficile condizione come caregiver”…

Queste sfide sono al contempo sistemiche e personali: hanno origini remote e ramificazioni che vanno oltre la nostra sfera d’azione, ma ci coinvolgono a livello personale in quanto siamo parte integrante della loro risoluzione. In tal senso, quando facciamo la diagnosi e interveniamo su queste sfide stiamo lavorando per l’avanzamento del sistema. Ed è da qui che dobbiamo partire. 

Il lavoro di leadership può infatti essere paragonato ad una cipolla: dalla sfera personale a quella politica, passando per il familiare e l’organizzativo, lavorare su tutti gli strati ci permetterà di procedere verso la risoluzione delle sfide di genere. Limitarci a lamentare la punta dell’iceberg è un’altra forma di work avoidance. 

Proprio come Simone Weil, abbiamo l'occasione di assumerci la responsabilità delle sfide del nostro tempo. La lente di ingrandimento della pandemia ha evidenziato il tema di genere, portando alla luce le sfide sistemiche che troppo spesso rifiutiamo di vedere. La fase post-emergenza ci offre l’opportunità di scandagliare ciò che del problema non è ancora emerso, sfruttando ciò che abbiamo potuto osservare.

Questa visione più completa e la reinterpretazione della fiaba nella chiave della leadership, come già da Simone Weil faceva nella sua esegesi, abilita nuovi spazi per l’esercizio della leadership laddove non ne vedevamo prima. Nella vita oltre la fiaba, cucire le camicie quotidiane per salvare questi nuovi spazi di azione femminile non può essere il lavoro di un singolo, ma uno sforzo diffuso di leadership per l’avanzamento comune.

Diceva Simone Weil sentendo la responsabilità delle sfide del suo tempo:




Nei prossimi articoli, continueremo l’analisi di Simone Weil, che è giunta a scontrarsi anche a livello personale e di vita con la fortissima volontà di comprendere il suo tempo e che ci può dire ancora molto sul nostro di tempo. Nel nuovo libro “Pagine Scelte” a cura di Giancarlo Gaeta è raccolta un’analisi brillante del pensiero di Simone Weil che consigliamo a tutti coloro che vogliano meglio comprendere la sua ricerca intellettuale

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